Le bottiglie sono magiche. Ognuna di loro ha una forma, un contenuto diverso. Ognuna di loro ha una terra a cui fa riferimento, una cantina o un deposito dove ha vissuto; un trasloco organizzato a volte via aerea, a volte via camion, a volte via nave, a volte via acqua e altre ancora via web. Infine un destino, ogni volta diverso… Le bottiglie portano storie, tutte diverse. Storie di risa, di pianti, d’amore, di liti, di lutti, di nascite…insomma sono bottiglie da raccontare. Cosi ci saranno diversi racconti, ognuno di loro ci farà viaggiare nel magnifico mondo colorato che rappresentano. Storie di cappa e spada della fantasia tra latitudini diverse per inebriarsi seppure per un attimo di…parole, messaggi, sogni, deliri…..

Written on gennaio 1st, 2012 , I RACCONTI DELLA BOTTIGLIA

 

 

 

 

Roma, 15 ottobre 2011 ore 14.15

 

Dagli anni di piombo non avevo fatto più nulla.  Sono nata durante la rivoluzione spagnola e, dopo onorate battaglie, alla mia età mi godevo in santa pace la pensione. Ma qualcuno è venuto a suonarmi al citofono ieri e mi ha detto: “Che te ne stai lì a non far nulla? Dai, vestiti e vieni con noi”.

A malincuore, mi sono alzata. Ho preso un caffè bollente, mi sono messa il solito consunto straccio di cotone, il nastro, ho raccattato fiammiferi e sono andata a fare il pieno di benzina.

Il sole di autunno. Bianco e ancora caldo mi acceca, ma dà alla giornata il sapore di festa. Mi sono animata, forse per effetto del caffé.

Arrivata in piazza me ne sto discreta al riparo da occhi curiosi e anzi…sono io a curiosare. Centinaia, che dico, migliaia di persone…allegre tranquille, giovani e pensionati, pochi i 40enni; troppe per i miei gusti le carrozzine con bandierine rosse che emulavano quelle dei grandi. Palloncini, maschere, musica.

Curioso, non ricordavo assembramenti del genere.

La massa si muove. E’ onda oceanica ritmata e lucente. Laggiù dei ragazzi con una spray scrivono su un telone. Dal blackberry chattano contemporaneamente su facebook. Beata gioventù capace di fare quattro cose insieme, io nella mia vita solo una cosa ho saputo fare…

Mi godo il sole, la gente, l’allegria qualcuno mi infastidisce, mi spinge, mi chiama: “Dai è il tuo momento facci sognare”. Io non voglio, ho un’età e mi sto godendo, una storia seppur organizzata dai soliti noti…mi sto godendo una passeggiata romana unica, nuova.

Dai ragazzi, lasciatemi in pace, chiamate altri. E i ragazzi non se lo lasciano dire due volte. Spranghe. La banca si frantuma. Fuoco. Ei fu una mercedes e un suv. Fumone rosso da curva sud. Il cellulare, non il blackberry ma quello dei carabinieri, si arroventa.

Resto di stucco. Urli, botti e botte, ma chi picchia? Sono i padri di famiglia che urlano: “Andatevene, abbiamo diritto di protestare pacifici. Non vi vogliamo.”

In mezzo ad una rivolta civile ci sono volti e gesti particolari: uomini addestrati a sedare gli animi, a dividere le tensioni. Uomini che sembrerebbero qualunque e non lo sono….La città si rivolta, nonostante i sedatori di folle. Donne arrabbiate contro i pochi incappucciati spesso a braccia nude per far vedere muscoli giovani e… potrebbero essere loro figli.

Sono pochi, organizzatissimi, si schierano e si dileguano in pochi attimi….addestrati,

li chiamano black bloc. Non toccano i dimostranti; solo negozi, banche, autorità militari.

E cosi mi esalto, mi risento giovane e come una vecchia maitresse, mi rimbelletto, pronta all’azione. Che forza, che energia, ma chissà perchè sono così pochi questi boys in casco e randello mescolati a un oceano di popolo tranquillo. Ma che coraggio. E io?

Non demordo, mi preparo, il cotone, la benzina, l’adesivo, i fiammiferi. Rudimentale sono, ma efficacissima. Lo sono sempre stata e in mano a questi pivelli, posso ritornare regina. Sì signori, mi ripresento a voi dopo 40 anni: sono Molotov, una bottiglia di storia. Sono Molotov la regina incontrastata della Spagna, della Finlandia, dell’Italia e ora questo paese caliente mi ridà lustro e io vi dimostrerò ancora cosa sono in grado di fare.

Ma cosa succede laggiù? Sì sfrangono vetrine, e là? Si assalta una caserma. Eccomi sono tra voi mi dileguo sotto un blindato, in carpiato doppio mi infilo dentro una caserma. Sono Nerone, sì brucio, brucio Roma, ma non ci sono liuti a far da contraltare e chi manifesta si arrende. Si accasciano  senza possibilità di protesta sui prati del colosseo.

Non mi vogliono, non vogliono caschi neri, cappucci e bavagli.

Intanto le braccia nude della lotta non hanno tatuaggi. Troppo riconoscibili. Gli occhi non hanno droga, ma scherno, saccenza, risata da nonnismo, consapevolezza di cosa fare, organizzazione e io godo in mezzo a loro che mi fanno regina. La gente tace, si sente solo la mia musica e poi, come ai vecchi tempi  mi contrappongono quel dannato lacrimogeno, ma io intanto brucio, cassonetti finestre, mercedes….

Onde oceaniche in fuga, ragazze piangono dal bruciore e dallo shock. I fotografi pensano solo a me e a questi duecento scalmanati, mentre io dall’alto vedo quell’oceano e penso: non è giusto, loro volevano solo protestare contro tante ingiustizie. Ma questo pensiero, malsano per me, si eclissa in una nube di nero fumo e mi allieta la guerra della piazza. La polizia non attacca se non dopo essere stata attaccata. Sono la protagonista, la star e le sirene spaccano l’aria e il cuore di pensionati e giovani. Oltre la cortina di protezione militare rimane la massa impietrita davanti al mio spettacolo. Ore, ore, ore.

Al calar della sera anche io sono stanca, alla mia età queste cose non si dovrebbero più fare, dovrei godermi gli onori della Storia e passare per una bottiglia raccontata solo nei libri, ma temo, anzi inorridisco al pensiero che forse…domani o poco più mi verranno ancora a cercare.

 

Benedetta Scatafassi

roma 16 ottobre 2011 the day after or..the beginning of a new story.

 

 

Written on gennaio 1st, 2012 , I RACCONTI DELLA BOTTIGLIA

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