Mi sembra che la tua rivoluzione sia caduta miseramente in un bicchiere di…ma cosa è quella robaccia gialla che vi bevete?

“L’Europa vuole decidersi?”
“Decidersi a che?”
“Se vuole salvaguardare il suo modello sociale nel nuovo scenario globale”.
“E come?”
“Ah non lo so, ma certo non può pensare di preservare tutti quei sistemi di protezione sociale”.
“Ma se stiamo togliendo un sacco di privilegi!”
“Quali? I ticket-ristorante? Così non si va più all’ora di pranzo a farci la spesa nei supermercati? Una società low-cost non è più disposta a finanziare i mille privilegi di quest’Italia incasinata. Guarda la Cina. Sta cominciando a dare servizi di base a milioni di cittadini e con un’imposta fissa al 15% sta creando una forte competitività fiscale: Se non ci sbrighiamo….”
Il museo è pieno di turisti quasi tutti con l’audioguida e la conversazione tra i due uomini ha il sapore di teatro. Nel palcoscenico i Matisse fanno l’occhiolino ai Degas, mentre Morandi e Modigliani rimangono statici nella loro equilibrata eleganza. Picabia e Picasso si alterano alla conversazione dei due trentenni che in una domenica piovosa si sono rintanati nella loro casa iniziando un discorso più surreale dei surrealisti.
La sorvegliante, in divisa scura e parole crociate alla mano, dà una sbirciatina ai due giovani piacenti, casualmente eleganti nel loro vestiario un po’ indie. La ragazza pensa per quale motivo il suo mestiere è legato all’invisibilità. Si sente come una cameriera filippina dal passo silente, lento che i padroni di casa ignorano per educazione. Sì, una cameriera invisibile con padroni famosi, rumorosi come Klimt, Kokoshka, Gnoli, Pistoletto, Poussin e tutti i secoli del bello.
La ragazza ha la stessa età dei due giovani che continuano ad ignorarla e lei per sfida li sbircia da dietro un rebus.
“…Sarà troppo tardi? E cosa pensi di fare?”
“Creare una protezione sociale low-cost”
“Cosa? Ma che ti sei fumato?”
“Non fumo, lo sai”.
“Eh no, perché un conto è essere un po’ visionari, ma questa…è pura follia; roba da fumo e di quello buono dai retta a me!”
I due si avviano verso il bar del museo dove ogni domenica viene allestito un brunch costoso e adatto a due trentenni in vena di cameratesche chiacchiere maschili dopo una settimana di frettolosi incontri lavorativi contornati da donne aggressive .
Al brunch compare la ragazza. Al suo posto di custode ora c’è una signora annoiata di cinquant’anni che non legge neppure le parole crociate. La ragazza si scioglie i capelli con gesto sapiente proprio davanti ai due che per un attimo si ammutoliscono e la seguono con gli occhi mentre lei va verso il tavolo del brunch.
“Ma che dici! Le imprese low-cost già esistono e prosperano, con i dovuti accorgimenti….voilà eccoti un’Italia bella e nuova di zecca”.
“Ma per fare questo le imprese debbono ripensarsi! Debbono rivedere completamente gli acquisti, le vendite, la gestione del personale, l’informatizzazione…Ehi, ehi, ferma un attimo…tu chiedi la rivoluzione!”
“E perché no? Vengo da paesi con ben altre rivoluzioni che vuoi che sia questa?” Il ragazzo si alza lasciando di sasso l’amico. Va al tavolo del brunch e si avvicina alla ragazza. La ragazza alza lo sguardo da un millefoglie e incontra gli occhi blu del giovane e con un sorriso smaliante sussurra : “Le rivoluzioni iniziano dalla tavola”.
Il ragazzo le taglia una fetta di millefoglie e lei ringraziando chiede “la solita” al cameriere. Il ragazzo aggiunge: “Una solita anche per me”. La ragazza si mette a ridere e passa un piatto al ragazzo che immediatamente viene riempito di tutti i dolci del brunch.
“Aspettiamo la solita insieme a quel tavolo?”
“Perché no? Mi chiamo Marta e tu?”
“Mi chiamo Bernardo e…”
“…e sei un rivoluzionario!”
“Beh almeno ci provo!”
L’amico di Bernardo si avvicina al tavolo nello stesso momento del cameriere. Fa il baciamano alla ragazza con nonchalance identica a quel vestire trash-chic che fa trasparire un’educazione in scuole private e attici di superlusso. “Mi sembra che la tua rivoluzione sia caduta miseramente in un bicchiere di….ma cosa è quella robaccia gialla che vi bevete?”
La ragazza sorride da dietro il bicchiere e Bernardo scoppia a ridere: “La rivoluzione è appena incominciata, ci voleva questa splendida donna e il suo bicchiere a innescare la miccia”
“Su questo non c’è ombra di dubbio. Cosa fai nella vita…..?”.
Matteo, da sempre amico di Bernardo, ha l’atteggiamento saccente del miliardario snob.
“Marta, mi chiamo Marta e mi sei appena passato davanti quando parlavi della follia di Bernardo, la protezione low cost. Peccato io la trovi un’idea concreta e neppure così rivoluzionaria! Ma sai per te sono la bonne philippine”.
“La bonne philippine? Vorrai scherzare vero? È solo che con quei Degas e Picabia ascoltando le follie del tuo nuovo amico…non potevo certo immaginare di trovare un’altra affascinante rivoluzionaria, ma…davvero cosa è quella roba che ingurgitate?”
Marta a quel punto si mette a cantare:
“Quante cose al mondo puoi fare?
Costruire? Inventare?
Ma trova un minuto per me! Per voi e per gli amici…”
Matteo colto alla sprovvista si mette a ridere e poi cerca di cantare anche lui imitandola, mentre Bernardo capendo l’energia fra i due si alza.
“Ok, ok vi lascio e comunque…si chiama cedrata”.
Matteo e Marta si brindano non staccando gli occhi uno dall’altra.
“Ehi si chiama cedrataaaa!”
“Sì – dice Marta tornando alla conversazione – me l’ha fatta scoprire mia madre un giorno che canticchiava questa canzone. La cedrata è quello che ci vuole per la tua rivoluzione Bernardo. Bibita low-cost completamente italiana alla faccia delle multinazionali che ne dici?”
“Dico che sarà pure grandiosa, ma ora mi sembra stucchevole come voi due”, esclama stizzito dalla conquista dell’amico che però ribatte: “Sarà, ma se vogliamo battere la Cina…beh dobbiamo iniziare proprio da questa rivoluzione gialla! Cameriere la solita per il mio amico”.
Bernardo guarda la bottiglietta mezza piena e senza etichetta sul tavolo, la prende: “Lascia perdere, io inizio da questa, me ne vado”.
Bernardo rientra nelle sale del museo assaporando di gusto quel succo limonato zuccherino, mentre Morandi fa tintinnare le sue bottiglie tra i sorrisi algidi di una donna di Klimt.